Crescere in Europa:tirocinio,stage,lavoro(part 13)

Cerchi disperatamente opportunità di formazione ma non riesci a districarti nella giungla cibernetica? Ogni settimana sul nostro blog troverai una selezione di bandi pubblicati da aziende ed istituzioni ed afferenti ai più disparati campi. Buona fortuna!

BORSE DI STUDIO- UNIVERSITY MEETS MICROFINANCE- SCADENZA 15/07/2010 – 31/08/2010

L’Unione Europea, l’Università di Berlino ,Capgemini Italia e PlaNet Finance Italia sono i protagonisti del bando per borse di studio indirizzate a laureandi, studenti universitari e di master, dottorandi impegnati in attivotà di ricerca nell’ambito della microfinanza.

Le borse di studio, pari ad un importo massimo di 1.500 euro, garantiscono le spese di viaggio e di alloggio durante la ricerca sul campo. Ciascun tirocinante verrà assistito nell’organizzazione logistica per la realizzazione delle ricerche. Il termine ultimo per la presentazione delle domande è il 15 luglio 2010.

Altre opportunità sono poi previste dagli UMM Awards, ovvero 4 premi riservati esclusivamente alle tesi in microfinanza di laurea specialistica e Master.

Le domande di partecipazione per gli UMM Awards dovranno essere presentate entro il 31 agosto e dovranno riguardare tesi concluse a non più di 1 anno di un anno di distanza dalla scadenza del bando.

Per tutte le informazioni http://www.universitymeetsmicrofinance.eu/ - Area Scholarship and awards

FORMAZIONE – CONFINDUSTRIA – SCADENZA 24/07/2010

Confindustria festeggia i suoi 100 anni di attività con un progetto dedicato ai giovani – “100 Giovani per Cento Anni” – . Il bando, come si intuisce , è rivolto a 100 laureandi o neolaureati e prevede la partecipazione ad un processo di training on the job della durata di 12 mesi, entro i quali i vincitori vivranno esperienze di stage e momenti di formazione “in plenaria” presso la sede di Confindustria.

Durante i 12 mesi è possibile prevedere per i partecipanti un approfondimento delle tematiche europeee e/o internazionali, trascorrendo un periodo presso le sedi/istituzioni estere legate al progetto.

Inoltre Confindustria mette a disposizione dei giovani partecipanti un servizio di counselling individuale, a cura dei professionisti di LUISS BUSINESS SCHOOL e LIUC.

Il compenso previsto è pari a 1000 euro al mese. i candidati vincitori vedranno rimborsata anche la quota di partecipazione al bando, pari a 4.000 euro.

Per ulteriori informazioni visitare il sito di Confindustria

STAGE – RAI CORPORATION NEW YORK – SCADENZA 03/11/2010

Riapre il bando Rai Corporation per la selezione di 8 tirocinanti da impiegare presso la sede di New york. Possono partecipare laureati e laureandi in Economia, Scienze politiche, Scienze della comunicazione, Letteratura, Lingue straniere. Tra i requisiti una conoscenza avanzata della lingua inglese ed una specializzazione nel campo della comunicazione, dei media, del giornalismo o della finanza.

Gli 8 posti sono così ripartiti: 3 nel Client service/Assistenza reti, 3 nell’Ufficio Corrispondenza, 1 in Rai italia e 1 in Gestione, finanza e controllo.

Gli stages non sono retribuiti e si svolgeranno dall’11 ottobre al 31 dicembre 2010.

Il curriculum e la lettera di presentazione, entrambi in inglese, devono essere inviati all’indirizzo internship@raicorp.net

Per ulteriori informazioni www.raicorpinternship.net

Le politiche per i migranti a Rosarno:l’analisi di Antonio Sanguinetti

Solo pochi mesi fa i media facevano luce sulla situazione drammatica dei migranti nella cittadina di Rosarno, una situazione che ha acquisito i caratteri di una vera e propria emergenza umanitaria. L’interessante lavoro di Antonio Sanguinetti analizza il caso Rosarno da un angolo visuale singolare, quello degli attori sociale coinvolti, ed in un arco di tempo precedente ai famosi fatti rimbalzati sui media.

Ecco le parole dell’autore: ” Da anni ingenti flussi migratori sono diretti nella Piana di Gioia Tauro, per la quasi totalità attratti dalle raccolte stagionali di agrumi, arance e mandarini. Sebbene siamo a conoscenza della genesi e dell’intensità del fenomeno, non conosciamo approfonditamente quali siano stati, in questo lungo periodo, le decisioni prese per rendere dignitose le condizioni di vita e di lavoro.

L’ipotesi è che l’insufficienza di tali politiche sia stata una delle cause della rivolta; l’inadeguatezza delle strategie di accoglienza non ha fatto altro che incanalare la situazione verso una pericolosa deriva di contrapposizione etnica.

Per spiegare questo punto di vista ho preso in analisi, nell’arco di tempo compreso tra le due rivolte (dicembre 2008, gennaio 2010), il comportamento dei vari attori a cui spetta la competenza in materia: le istituzioni, le associazioni, i sindacati. Ovviamente non poteva essere omessa l’azione dei diretti interessati: i migranti.”

L’intero lavoro è consultabile nell’area dossier del nostro sito www.dte.uniroma1.it/osservatorio/

Nuovo sondaggio sul sito dell’Osservatorio!

Il nostro blog si è occupato a più riprese dell’attuale crisi finanziaria e, in particolar modo, delle ripercussioni sui bilanci pubblici all’interno dell’UE. Non solo in Grecia, ma anche in altri paesi si è reso necessario un drastico taglio della spesa pubblica, su cui oggi in Italia si sta ancora discutendo (i rappresentanti degli enti locali sono fortemente contrari ai tagli richiesti dal governo), ma che anche Germania e Gran Bretagna hanno approvato nelle scorse settimane.

Un'immagine degli scontri ad Atene degli scorsi mesi

 

La crisi economica ha prodotto gravi disagi a livello sociale, con un aumento della disoccupazione tra le fasce più deboli della popolazione. Il  piano di austerity messo in atto dai governi europei, da molti commentatori considerato necessario, in questa fase rischia di peggiorare la situazione.

Il gruppo dell’Osservatorio Europeo vuole sapere cosa ne pensiate. Pubblicate i vostri commenti qui e cliccate sul link al nostro sito per rispondere al sondaggio: http://www.dte.uniroma1.it/osservatorio/ .

UE, Turchia, Israele: quale futuro nei rapporti diplomatici?

L’assalto compiuto il 31 maggio 2010 dalle truppe israeliane ai danni della nave turca Mavi Marmara, diretta a Gaza con un carico di aiuti umanitari per il popolo palestinese, ha avuto conseguenze disastrose nei rapporti diplomatici fra Turchia e Israele e rischia di compromettere definitivamente le relazioni, già a rischio, fra questi due paesi e l’Occidente.

Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano

È vero, infatti, che l’Unione Europea ha avviato già da tempo un rapporto di partenariato con Israele e che con la Turchia sono in corso dal 2005 i negoziati per il suo ingresso nell’UE; negli ultimi mesi, però, i rapporti fra questi due paesi e l’Europa si sono notevolmente raffreddati e la crisi nata dall’assalto israeliano alla nave turca rischia di peggiorare la situazione.

Sono soprattutto i rapporti con la Turchia a preoccupare. Al di là delle critiche all’azione delle truppe israeliane, infatti, non sembra in vista una rottura repentina delle relazioni di Israele con USA e UE: Israele non se lo può permettere, pena il totale isolamento internazionale in un contesto sempre più infuocato come quello mediorientale.

 La situazione è ben diversa, invece, per la Turchia, fedele alleata dell’Occidente per circa mezzo secolo, ma che nell’ultimo decennio ha avviato un riassestamento della sua politica estera, che ha rimesso in discussione il tradizionale filo-occidentalismo kemalista. Il governo Erdogan, al potere dal 2002, da una parte ha fatto richiesta di aderire all’UE (col beneplacito degli USA, per cui una Turchia nell’Unione Europea ne avrebbe rafforzato il rapporto con la NATO); dall’altra, ha approfittato del crollo dell’Unione Sovietica, che ha spalancato le porte all’egemonia turca in Medio Oriente.

Erdogan

Recep Tayyip Erdogan, primo ministro turco

Secondo il ministro della difesa americano, Robert Gates, il rallentamento dei negoziati con l’Unione Europea, dovuto principalmente alle pressioni dell’Europa per il riconoscimento turco della Repubblica di Cipro e ai dubbi di Francia e Germania per la democraticità della Turchia, avrebbe provocato l’abbandono della politica filo-europea e l’accentuazione di quella mediorientale. Secondo alcuni commentatori, invece, come Enzo Bettiza de La Stampa, il governo Erdogan avrebbe semplicemente sfruttato le trattative con l’Unione Europea per indebolire il peso dell’esercito sulla democrazia turca e ottenere così l’autonomia necessaria per accrescere l’influenza di Ankara nell’area mediorientale, anche a costo di compromettere le relazioni con l’Occidente. Erdogan ha, comunque, smentito tutte queste ricostruzioni definendole frutto di una “propaganda malata”.

Al di là delle diverse interpretazioni della sua politica estera, il dato di fatto è che la Turchia si sta progressivamente allontanando dallo schieramento occidentale, per ritagliarsi una posizione più autonoma e riannodare i legami perduti con gli altri paesi islamici. Ne è una prova la recente decisione di votare contro le nuove sanzioni dell’ONU contro l’Iran sulla questione nucleare. Nell’immediato Ankara è destinata a restare fuori dall’UE, e non è detto che sia un male.

Crescere in Europa:Stage,tirocinio,lavoro (part 12)

Cerchi disperatamente opportunità di formazione ma non riesci a districarti nella giungla cibernetica? Ogni settimana sul nostro blog troverai una selezione di bandi pubblicati da aziende ed istituzioni ed afferenti ai più disparati campi. Buona Fortuna!

STAGE – ASSOCAMERESTERO & CRUI- SCADENZA 25/06/2010

Assocamerestero e la fondazione Crui mettono a disposizione 45 posti per tirocinio presso le camere di commercio all’estero e a Roma così ripartiti:17 posti in Europa, 3 in Nord America, 13 in America Centrale e Meridionale, 7 in Asia, 2 in Australia, 2 in medio oriente e 1 in africa.

Sono ammessi alla selezioni i laureati e laureandi di primo, secondo livello e vecchio ordinamento delle università partecipanti al programma. Il lavoro del tirocinante verterà sulla promozione del made in italy e sull’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese.

Lo stage durerà dai 3 ai 6 mesi a partire dal 19 ottobre 2010 e non è retribuito

Per maggiori informazioni http://tirocini.theprimate.it/

CONCORSO- EUROPEMOBILITY- SCADENZA 30/06/2010

Il concorso è dedicato a chi ha trascorso un periodo all’estero per motivi di studio, lavoro o uno scambio giovanile, indipendentemente da età, nazionalità o borsa di studio ottenuto.

Oggetto del concorso un video di tre minuti che riesca a raccontare l’esperienza più importante o l’apporto più significativo dell’esperienza all’estero. Per saperne di più www.europemobility.org

STUDIO- BORSA DI DOTTORATO NUOVA ZELANDA- SCADENZA 15/05/2010

La Nuova Zelanda offre agli studenti stranieri l’opportunità di un dottorato presso le proprie università.  Le borse di studio per dottorato del New Zealand International Doctoral Research Scolarship (NZIDRS) comprendono:

-tasse di iscrizione per tre anni di dottorato di ricerca;20,500 dollari neozelandesi all’anno per le spese di vitto e alloggio (1708,33 al mese);
-fino a 600 dollari neozelandesi all’anno di assicurazione sanitaria;
- 2000 dollari neozelandesi (in tre anni) per le spese di viaggio. Si intende per le spese legate alla partecipazione a conferenze e ricerche;
- 800 dollari neozelandesi (in tre anni) per spese legate alla tesi;
- 500 dollari di contributo unico per quelli studenti che si recano in Nuova Zelanda specificamente per partecipare al dottorato.

Questi invece i requisiti:

- essere studenti internazionali;
- avere ottenuto un’ottima votazione negli studi;
- rispondere ai requisiti richiesti per l’ammissione al dottorato di ricerca presso una università della Nuova Zelanda. (Nota bene: questo comprende la prova di un’ottima conoscenza dell’inglese).
- fornire un “Educational Credential Evaluation (ECE) Certificate”.
- dare prova di contatti con il dipartimento di interesse dell’istituto scelto che ha mostrato interesse e disponibilità alla supervisione della ricerca;
- dimostrare di aver passato test di conoscenza dell’inglese non oltre due anni prima della data di domanda.

Per ogni informazione:

http://www.newzealandeducated.com/int/en/institutions_courses/scholarships/incoming/international_doctoral_research_scholarships


Qual’è il potere delle agenzie di rating?

Le agenzie di rating sembrano dettare il corso dell’economia internazionale. Il sistema economico ha delegato a questi soggetti la determinazione del grado di fiducia di Stati e aziende. Le cosiddette tre sorelle – Moody’s, Fitch e Standard & Poor’s- detengono il controllo di ben il 96% del mercato, a fronte della dozzina di agenzie esistenti. Le stesse sono ritenute largamente responsabili della recente crisi finanziaria per aver sottostimato il rischio di non pagamento dei debiti da parte di alcuni emittenti di prodotti finanziari ed hanno letteralmente determinato il corso della crisi greca. E’ quindi opportuno analizzare i punti deboli di questi arbitri assoluti del mercato, per cercare di capire dove intervenire per limitarne le inefficienze.

Le parole d’ordine sono due: concorrenza e imparzialità. Il primo problema sta nel fatto che le tre sorelle detengono il controllo assoluto del mercato, un regime di monopolio dove la loro parola diventa legge; il secondo problema è collegato al sistema di finanziamento delle agenzie, che sono rimpinzate dagli stessi giudicati per ottenere il rating.

L’Unione Europea, sulla scia della crisi dei mutui subprime, ha cercato di dare una risposta a questi nodi problematici con il  regolamento 1060/2009 sulle agenzie di rating. Il precedente sistema di autoregolamentazione delle agenzie, basato su codici volontari di buona condotta, è stato sostituito da un sistema di controllo decentralizzato a livello comunitario. Per le agenzie vige l’obbligo di registrazione presso il Cesr -Committee of European Securities Regulators-  ed il controllo sulle loro attività è affidato alle autorità  nazionali di vigilanza (in Italia la Consob), in collaborazione tra di loro e con il Cesr.

Numerose disposizioni puntano ad una maggiore trasparenza dell’attività delle agenzie, ad esempio imponendo la pubblicazione dei modelli, delle metodologie e delle ipotesi di base utilizzate per emettere i rating. Le disposizioni più interessanti sono quelle che mirano a garantire una maggiore imparzialità delle agenzie, in particolare la graduale rotazione degli analisti, la determinazione della retribuzione degli analisti in modo indipendente dal volume del fatturato generato dalle entità valutate, la previsione di almeno un terzo di membri indipendenti nel consiglio di amministrazione, la cui retribuzione non è collegata ai risultati economici dell’agenzia di rating. Nessuna disposizione influisce invece sul tanto criticato sistema di finanziamento delle agenzie, rimanendo quindi intoccato il conflitto di interessi che viene a crearsi tra giudicante e giudicato. Ugualmente nessuna disposizione mira decisivamente a  favorire la concorrenza tra le agenzie esistenti e l’ingresso di nuove agenzie sul mercato.

Un disegno da perfezionare quello europeo e che è stato nuovamente ritoccato settimana scorsa, con un emendamento al regolamento che vuole l’affidamento alla nuova autorità di vigilanza europea – Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati - di poteri esclusivi di controllo sulle agenzie registrate. Nel frattempo girano voci sull’istituzione di un agenzia di rating europea, ma poche le informazioni a riguardo. Che sia questa la soluzione migliore?

Austerity: una lezione da imparare.

La crisi c’è, ormai è un dato di fatto anche per noi italiani, che fino a ieri siamo stati, probabilmente in buona fede, rassicurati sulla virtuosa resistenza all’instabilità del nostro sistema economico.

Dallo scoppio della crisi greca,  in Italia come nel resto d’Europa, l’attenzione è puntata sulle manovre economiche in cantiere, ma soprattutto sull’entità del sacrificio con il quale si dovrà in un modo o nell’altro fare i conti.

La Spagna provvederà a tagliare del 5% gli stipendi pubblici nel corso del 2010, Dublino ha già provveduto a farlo per i prossimi due anni,  e la Grecia, punta di diamante della crisi, secondo il  piano dal nome crudo ma evocativo lacrime e sangue, provvederà a ridurli del 16%.

Italia e Portogallo hanno invece optato per un congelamento dei salari dei dipendenti pubblici nei prossimi anni.

Misure impopolari sembrano essere però  il cruccio un po di tutto il ceto politico Europeo;  la Merkel ha dovuto rimandare al 2012 i tagli alle tasse promessi in campagna elettorale,  Sarkozy prova a tenere sotto controllo una spesa pubblica stressata da uno stato sociale tradizionalmente espansivo, il neo-eletto premier britannico David Cameron annuncia di bloccare le assunzioni nel pubblico impiego e promette una forte sforbiciata ai costi della politica a cominciare da quelli governativi, sopprimendo le auto blu per i membri dell’esecutivo.

L’impopolarità di queste decisioni è confermata anche dai sondaggi che vedono le opposizioni guadagnare punti nei confronti delle forze politiche alla guida dei vari paesi membri; ma anche se l’umore degli europei sembra essere ai minimi storici, l’indice di fiducia dei consumatori ha infatti registrato questo mese il secondo peggior valore negli ultimi 20 anni, i cittadini sono  consapevoli delle difficoltà che li attendono.

Mentre si discute su dove e come tagliare, la parola d’ordine che riecheggia sembra essere equità; perchè se i cittadini sono ormai consapevoli dell’austerità che si prospetta, certo non fatta di stenti ma sicuramente foriera di una solida raddrizzata, in particolar modo sotto la voce consumi,  l’obiettivo  dei governi europei deve essere quello di distribuire il peso dello sforzo in modo equilibrato tra le parti sociali.

Le pensioni sono un’altro tasto dolente dei bilanci di mezza Europa, tra aumenti dell’età pensionabile, vedi Grecia e Francia, tagli netti e congelamenti, sembra che gli ultra sessantenni del vecchio continente dovranno abituarsi ad uno stile di vita  ben più morigerato.

Mentre si parla di nuove regole per gestire future crisi e nuove norme di controllo del mercato finanziario e dei suoi attori, i ministri dell’Ecofin si trovano a dover fare i conti con la riduzione del deficit della zona euro che nel 2009 è schizzato al 6,3% del PIL, contro il 2% stimato nel 2008.(dati eurostat)

L’eurozona sembra quindi aver imboccato la strada dell’austerità come rimedio al contagio della crisi greca ad altri paesi membri, in primis quelli economicamente instabili come la penisola ellenica.

Il prestito ottenuto dalla Grecia ha imposto al governo ellenico misure d’austerity che hanno portato il paese ad un passo dal collasso sociale, misure che porteranno ad un calo dell’occupazione ma soprattutto dei redditi e quindi dei consumi, riportando con i piedi per terra uno stato che, dal momento della sua entrata nella zona euro, ha vissuto comunque al di sopra delle sue capacità.

Una situazione che ben conoscono invece i cosiddetti Heavily Indebt Poor Countries (HIPC) africani, i quali ben sanno che  misure d’austerità rischiano di condurre ad una stagnazione del sistema economico attraverso il progressivo deperimento delle attività ancora sane; minando così le prospettive di crescita futura.

Questi paesi “potrebbero spiegare…” alla Grecia e all’Europa ”..che non c’è alternativa se non la ristrutturazione del debito”,  naturalmente è inevitabile che questa scelta “comporti perdite anche per gli investitori internazionali, colpevoli di non aver preso le precauzioni necessarie quando hanno concesso i prestiti”. Cit. Jayati Gosh, The Economist.


L’Europa al contrattacco: nuovi limiti agli hedge fund

Dopo la crisi che ha colpito la moneta unica nell’ultimo mese, con un crollo di circa il 15% della sua valutazione rispetto al dollaro, la risposta dell’Unione non si è fatta attendere. Con una decisione che ha suscitato la contrarietà del nuovo governo britannico, i ministri dell’Ecofin hanno deciso infatti di porre seri limiti all’attività degli hedge fund (fondi speculativi) in Europa. Si tratta di una serie di restrizioni e di obblighi che i manager di questi fondi avranno l’obbligo di rispettare per poter ottenere il “passaporto UE”, cioè l’autorizzazione ad operare sul mercato europeo; ad esempio, queste restrizioni colpiscono il “leverage”, cioè il ricorso alla leva del debito: i fondi avranno l’obbligo di rispettare parametri di bilancio molto rigorosi e di limitare il ricorso al debito per finanziare i loro investimenti. Inoltre, le restrizioni sarebbero maggiori per tutti quei fondi di paesi extra-europei che investono sui nostri mercati, compresi i fondi sovrani asiatici e i fondi gestiti da aziende europee ma con sede in paesi terzi (è il caso della maggior parte dei fondi britannici, che costituiscono l’80% dei fondi europei); proprio quest’ultimo provvedimento aveva suscitato la reazione del governo britannico.

La sede della Banca Centrale Europea – Francoforte

Anche se la decisione presa non è ancora definitiva (Consiglio EuropeoParlamento Europeo si pronunceranno entro luglio), la sensazione è che si tratti di una semplice ritorsione dei governi europei contro i presunti responsabili dell’attacco all’euro delle scorse settimane. Al di là delle necessità di maggior trasparenza nei bilanci di questi fondi, auspicabile già da tempo visto che era totalmente inesistente in passato, qualcuno dovrebbe ricordare ai ministri finanziari dell’UE che la caduta dell’euro ha un’origine interna e dipende dalle incertezze (legittime) che i mercati hanno per il futuro economico dell’Europa. La bassa crescita economica e i bilanci pubblici in situazione pietosa non sono invenzioni degli hedge fund, ed è lì, nella debolezza economica dell’Unione Europea, unita alla tradizionale mancanza di coordinamento nelle soluzioni adottate dai singoli paesi, la causa principale della fragilità della moneta unica.

La soluzione, per questo, non sta nel porre sotto un controllo così rigido l’attività degli hedge fund, da cui un Unione Europea più forte e più coesa a livello economico e a livello politico non avrebbe nulla da temere (tanto che gli Usa sono solo marginalmente toccati dal problema, anche se pure il loro debito pubblico comincia ad assumere proporzioni allarmanti). La soluzione sta in un maggior coordinamento delle politiche economiche, finalizzato a un maggior rigore dei bilanci pubblici e al sostegno della crescita economica europea.

Crescere in Europa:tirocini, stage, lavoro(part 11)

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STAGE-ASILEGAL CITTA’ DEL MESSICO-SCADENZA 02/06/2010

ASILEGAL, associazione senza fini di lucro con lo scopo di diffondere e difendere i diritti umani di tutti i membri della società messicana, è alla ricerca di tirocinanti da impiegare nei seguenti ambiti di lavoro: giuridico, educativo, amministrativo, politiche pubbliche. Il tirocinio è dedicato a laureati o studenti universitari in Scienze Sociali o Umanistiche e che abbiano affrontato lo studio dei diritti umani.

I requisiti richiesti sono:

- Ottima conoscenza della lingua spagnola.
- Interesse per il settore. Abilità nell’analizzare, discutere e realizzare sintesi.
- Disponibilità a viaggiare frequentemente.
- Capacità di lavorare sotto pressione o in situazioni di rischio.
- Buone capacità di redazione e di utilizzo di Office.
La durata del tirocinio sarà di 3 mesi, da agosto a novembre 2010 , rinnovabili e non prevede retribuzione.
I candidati devono inviare una lettera di motivazione e il loro curriculum vitae (non più di due pagine) in lingua spagnola al seguente indirizzo email: asilegal_serviciosocial@infinitummail.com includendo nell’oggetto del messaggio: “Convocatoria Pasantes y el nombre del aspirante”.
I candidati sono pregati di specificare l’area d’interesse.

Per informazioni visitare il sito http://asilegal.org

STAGE – EQUILIBRI.NET – SCADENZA 07/06/2010

Al via la selezione di 5 tirocinanti per la redazione di Equilibri.net, in collaborazione con la Fondazione  Crui.

Il bando si rivolge ai laureati e laureandi di primo livello, di specialistica e di vecchio ordinamento delle 28 Università che aderiscono al programma. L’attività dei tirocinanti consisterà in ricerca e analisi delle relazioni internazionali e della geopolitica.

Requisito fondamentale è un ottima conoscenza dell’inglese. Il tirocinio durerà tre mesi a partire dal 13 settembre 2010 e si svolgerà presso la sede centrale di Equilibri.net, a Milano.

Per inviare la candidatura e per altre informazioni cliccate su http://tirocini.theprimate.it/

Obiettivo 30-20-20:taglio del 30% alle emissioni

Alzare la quota di riduzione delle emissioni per alzare il prezzo del carbonio. Questa la proposta della Commissaria per il clima Connie Hedegaard che la settimana scorsa a Londra ha dichiarato “Con aziende come quelle attuali e con un target fissato al 20% il prezzo del carbonio non potrà essere aumentato. La sfida è questa e abbiamo bisogno di innovazione, con 30 euro (da pagare per tonnellata di carbonio emessa) la gente sarebbe spinta ad agire diversamente”.Per raddopiare l’attuale prezzo del carbonio, fissato a 15 euro per tonnellata, bisognerebbe innalzare la riduzione delle emissioni per il 2020 al 30% rispetto ai livelli del 1990.

Un obiettivo ambizioso che porterebbe le imprese ad orientarsi verso tecnologie eco-efficienti dando al contempo grande una boccata di ossigeno all’economia europea prostrata dalla crisi.  La proposta della Commissaria dovrebbe essere sul tavolo della prossima riunione dei Ministri dell’Ambiente europei.

Il già concordato obiettivo del 20% necessita di specifiche misure, di cui certo l’Europa non manca, e di una ferma volontà degli Stati nell’attuarle. Spesso assistiamo a lungi tempi di attuazione per le disposizioni comunitarie , dovute sia alle scadenze poste molto al di là nel tempo dall’Unione, sia al comportamento di alcuni Stati europei che vi si adattano all’ultimo momento disponibile. Nonostante la complessità degli atti comunitari spesso richieda un notevole lasso di tempo per la loro attuazione, almeno in ambito climatico, proprio per l’urgenza delle disposizioni prese, sarebbe bene stabilire limiti di tempo meno generosi ed una maggiore reattività dei paesi nell’attuarle.