Grecia, Grecia e ancora Grecia

E’ stato firmato due giorni fa l’accordo tra le istituzioni europee e il Governo greco, al termine di una concitata mediazione sul caso che ha tenuto tutti gli interlocutori intorno ad un tavolo fino a tarda notte. Atene dovrà raggiungere il 120% PIL entro il 2020, riducendo i profitti attesi delle banche che avevano investito in obbligazioni. L’accordo permetterà la cancellazione di 107 miliardi di debito, una riduzione del margine dei “greek loan facility” da 200 a 150 punti base e una redistribuzione dei profitti per le attività detenute da Banca Centrale Europea verso i Governi, passando per le Banche centrali nazionali (fonte: Institute of International Finance e Sole 24 Ore).

Oltre l’accordo, sembra che stia vincendo -non senza perdite- la politica europea, dimostrando che il dialogo ai massimi vertici dei Paesi dell’eurozona è ormai realtà concreta, capace di incidere anche pesantemente nella vita dei singoli Stati. Diverse sono state le doléances degli Stati: l’ Olanda, forse memore dei bilanci greci truccati da Goldman Sachs, chiede una presenza permanente della c.d. “troika” (Banca Centrale, Fondo Monetario e UE) come garanzia del rispetto per gli impegni presi, la Lagarde (FMI) annuncia interventi massicci entro Marzo, e ciò potrebbe prefigurare un’ingerenza nella sovranità delle politiche economiche greche.

Ciò che a nostro avviso emerge dal fiume di informazioni ormai pubblicamente disponibili sul caso greco è una partita aperta sul fronte delle misure fiscali, keynesianamente intraprese da Paesi come l’Italia o la Spagna e ad oggi richieste alla Grecia. Se riguardo alla politica monetaria dell’intera area euro la BCE sembrà aver rotto il taboo dell’interventismo, adottando misure standard (taglio dei tassi di 25 pb e ridimensionamento del rischio atteso) come non standard (due operazioni di rifinanziamento di lungo periodo) in virtù della “medium term price stability”, cosa che è prevista nel suo mandato, molto viene chiesto agli Stati sotto il profilo delle misure fiscali.

Come ha recentemente affermato P. Praet, mebro del board esecutivo della BCE, “For both policies to successfully do their jobs, a clear assignment of their objectives and reign of action is warranted in a monetary union. While fiscal policy is ideally suited to absorb country-specific shocks, monetary policy safeguards price stability in the monetary union as a whole.” Azioni quindi congiunte tra politiche monetarie e fiscali che andranno ad operare nel quadro di una più ampia riforma della governance economica europea (il c.d. six pack).

E’ in questo scenario che dobbiamo leggere le pesanti misure richieste ad Atene. In sostanza si chiede che la Grecia faccia la sua parte, e preoccupa non poco l’esposizione delle banche tedesche e francesi sui titoli greci (e sui cds che questi hanno in pancia, ma farne una stima è difficile vista l’opacità di questi prodotti e la ritrosia delle banche a parlarne). Tra i detentori del debito di Atene c’è anche la BCE, che ha infranto un altro taboo e molti fondi sovrani, i nuovi attori emergenti dello scenario geofinanziario globale. C’è da considerare però che se la BCE ha adottato misure non standard, la Grecia sta facendo tagli draconiani, l’Italia e la Spagna hanno percorso la strada della recessione delle loro economie reali (in vista di un rilancio tra qualche anno), nulla di significativo è stato fatto affinchè la crisi finanziaria strutturale a cui abbiamo assistito non si verifichi in futuro. Chi si aspettava una vera Basilea III, una nuova MIFID, una tassa sulle transazioni finanziarie, l’abolizione di molti settori OTC o delle dark pools, del trading forsennato nel maremagnum dei futures su commodities, è rimasto deluso, motivo per cui le riforme possono essere considerate come diretta emanazione del modo di formulare aspettative degli operatori di politica economica, non degli agenti.

Chi però si attende un’uscita della Grecia dall’euro, rimarrà deluso. Siamo convinti che l’UE rialzerà la testa più forte di prima, che imparerà presto la lezione e, sulla scia delle teorie USA legate proprio alla “lesson learned”, saprà farsi polo geofinanziario di una riforma globale per la finanza sostenibile. Non ci saranno defezioni, l’UE funzionerà, nelle accademie si inizierà a studiare la geofinanza. Come ha infatti sottolineato ieri il Presidente del Consiglio Italiano Mario Monti nella relazione al COPASIR, il comitato di Controllo per i Servizi di Sicurezza, oltre alle classiche minacce legate al terrorismo internazionale e nazionale o alla criminalità organizzata, l’Italia dovrà saper far fronte, nel prossimo futuro, alle ingerenze economiche e finanziarie, perseguite con finalità geopolitiche, di soggetti economici pubblici e privati. Ci auguriamo che la UE, in questo scenario del prossimo futuro, saprà essere risposta e non causa, promuovendo le politiche più adatte a preservare la stabilità dell’intera eurozona.

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Pubblicato il 23 febbraio 2012, in Crisi in Grecia con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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