Archivio dell'autore: renugno

ACTA: un trattato multilaterale aperto

Torna d’attualità, dopo un periodo di critiche, discussioni e manifestazioni, la polemica sull’ACTA, l'”anti-counterfeiting trade agreement“. A breve il Parlamento Europeo dovrà occuparsi del caso, e non è detto che non possano esserci sorprese. Nel frattempo la Commissione ha chiesto un parere alla Corte di Giustizia. Il testo del trattato è liberamente consultabile sul sito del Governo canadese (nostra fonte), nella sezione “Foreign Affairs and International Trade”, e noi cercheremo qui di commentare il testo del trattato per quanto ci compete, sapendo che anche l’Unione Europea ha partecipato a tutti i round negoziali.

Ciò che inizialmente va considerato è la natura del trattato. L’ACTA è un trattato multilaterale aperto di natura commerciale. E’ un testo principalmente basato sul law enforcement, in quanto molte sono le disposizioni che il trattato chiede di implementare al potere giudiziario di ogni parte aderente al trattato stesso. Nasce dall’esigenza di regolare un settore che negli ultimi venti anni ha assistito ad una regressione spaventosa, complice la carenza di regole internazionali che hanno favorito l’anarchia nel settore della protezione dei copyrights da Dakar a Napoli, da Shangai o Tiensin a New York.  L’Osservatorio ha avuto il piacere di ascoltare, nel 2009, direttamente da un alto funzionario ONU (di origine italiana), come ultimamente interi settori dell’economia di Paesi in via di sviluppo si reggano sul mercato del falso, complice la sottile linea grigia tra economia formale in via di sviluppo, economia informale e assenza di regole.

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Grecia, Grecia e ancora Grecia

E’ stato firmato due giorni fa l’accordo tra le istituzioni europee e il Governo greco, al termine di una concitata mediazione sul caso che ha tenuto tutti gli interlocutori intorno ad un tavolo fino a tarda notte. Atene dovrà raggiungere il 120% PIL entro il 2020, riducendo i profitti attesi delle banche che avevano investito in obbligazioni. L’accordo permetterà la cancellazione di 107 miliardi di debito, una riduzione del margine dei “greek loan facility” da 200 a 150 punti base e una redistribuzione dei profitti per le attività detenute da Banca Centrale Europea verso i Governi, passando per le Banche centrali nazionali (fonte: Institute of International Finance e Sole 24 Ore).

Oltre l’accordo, sembra che stia vincendo -non senza perdite- la politica europea, dimostrando che il dialogo ai massimi vertici dei Paesi dell’eurozona è ormai realtà concreta, capace di incidere anche pesantemente nella vita dei singoli Stati. Diverse sono state le doléances degli Stati: l’ Olanda, forse memore dei bilanci greci truccati da Goldman Sachs, chiede una presenza permanente della c.d. “troika” (Banca Centrale, Fondo Monetario e UE) come garanzia del rispetto per gli impegni presi, la Lagarde (FMI) annuncia interventi massicci entro Marzo, e ciò potrebbe prefigurare un’ingerenza nella sovranità delle politiche economiche greche.

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Torino capitale europea dello sport

Si è svolta ieri, alla presenza del Ministro Piero Gnudi, la cerimonia per lanciare la candidatura europea di Torino come capitale dello sport per il 2015. Torino è dotata di un’ottima rete infrastrutturale ed è calata pienamente nelle dinamiche nordeuropee, nonostante sia una delle più importanti città di uno Stato considerato “della sponda Sud”, ambivalenza che crediamo potrà giocare a suo vantaggio. Guardando alla geografia europea infatti, Torino consente, insieme a pochi altri centri del nord Italia,  la storica interconnessione del Paese con l’ambiente mitteleuropeo, come testimonia l’assetto urbanistico e architettonico di questa città, ma nello stesso modo proietta il Nord Europa verso l’area mediterranea. Sebbene questa affermazione potrebbe sembrare propagandistica, non è errato sostenere che Torino unisce l’Europa.

Recentemente ha visto un cambio al vertice, con l’ingresso del nuovo Sindaco, calatosi da subito nella realtà finanziaria del territorio. Priorità politiche a parte, dopo la clamorosa rinuncia di Roma alle Olimpiadi, Torino ha un’importante occasione “per accrescere la visibilità internazionale della città” e -aggiungiamo- dell’Italia tutta, creando quelle fondamentali sinergie tra il governo dell’Europa e l’ambiente locale che concorrono più di altre politiche a recuperare una distanza forse strutturale tra l’architettura dell’euroburocrazia e i cittadini, ad oggi italiani ed europei.

Affinchè “vengano fatti gli Europei” iniziative del genere diventano forse più importanti delle iniezioni di liquidità della BCE o del corretto funzionamento del mercato interbancario. Auguriamo perciò a Torino il meglio che si possa ottenere da una candidatura come questa e Vi chiediamo: che ne pensate? Ha delle possibilità?

Siete tutti invitati a replicare!

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