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Arriva il piano salva-Grecia

Un prestito da 30 miliardi di euro nel primo anno ad un tasso di interesse inferiore di quello di mercato. Dopo settimane di notizie contrastanti, dovute in massima parte alla rigida posizione della Germania, il piano di salvataggio europeo sembra diventare realtà. In conferenza telefonica, lo scorso weekend, i ministri economici dell’Eurozona si sono accordati su un piano di prestiti bilaterali regolato dalla Commissione e erogato dalla Bce al tasso d’interesse del 5%, inferiore al 7% vigente sul mercato (può essere considerato un tasso vantaggioso?). Le condizioni del prestito, non ancora ben definite, saranno simili a quelle poste dal Fmi. Probabilmente, a muovere i Peasi dell’Eurozona sono state le notizie provenienti dai mercati finanziari e l’innalzamento dei tassi d’interesse sui bond greci.

Intanto continuano le critiche di chi additava l’euro tra le ragioni del default greco   ( si veda l’artcolo di P. Krugman Cosa ci insegna la crisi della Grecia”) e i greci  attuano il loro piano anticrisi, snobbando l’Eurozona e varcando i confini della Bulgaria per acquisti convenienti e basso prezzo!

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La Germania:egoista e isolata?

Segnaliamo l’interessante articolo di Francesco Giavazzi pubblicato oggi dalla versione online del Corriere della Sera.

La Bundesbank

Al centro dell’articolo la posizione della Germania nei confronti della Grecia, in particolare l’atteggiamento critico assunto dalla Bundesbank nei confronti del piano di salvataggio europeo e dell’intervento del FMI. Fanno da scenario l’opinione pubblica tedesca, sensibile ai potenziali esborsi di denaro pubblico destinati alla Grecia, e la critica alla politica commerciale della locomotiva d’Europa.

Ecco il link dell’articolo e buona lettura!!

http://www.corriere.it/editoriali/10_aprile_11/giavazzi_0d9432b4-4538-11df-93de-00144f02aabe.shtml

La Grecia in bilico: l’ipotesi del FMI si avvicina

Il 5 marzo il parlamento greco, dopo le consultazioni del primo ministro Papandreou con la Commissione europea, la Banca centrale europea e il Fmi, ha approvato il piano di austerità: una correzione di bilancio per 4,8 miliardi di euro, circa 2,5 punti di Pil, che prevede tra l’altro un taglio agli stipendi pubblici del 30%, il congelamento delle pensioni e un aumento delle imposte sui consumi. Con tali misure Atene spera  di riportare il deficit pubblico all’8,7% entro quest’anno e al di sotto del 3% nel 2012, così come previsto dal Patto di Stabilità e Crescita. Secondo il capo del governo di Atene, le misure sono “necessarie per la sopravvivenza del Paese e della sua economia” e la Grecia “ora si aspetta la solidarietà europea”.

Il primo ministro greco George Papandreou

Ma la tanto sperata (e promessa) solidarietà stenta a materializzarsi. Dei dettagli del “piano di salvataggio europeo” parlano solo le agenzie di stampa, nessun documento ufficiale, nessuna dichiarazione “istituzionale” a definirne l’attuazione pratica. Secondo le indiscrezioni della stampa verrebbe creato un fondo di garanzia di 20-25 miliardi che permetterebbe a due banche pubbliche, la KfW tedesca e la Caisse de Dépots francese, di sottoscrivere i titoli greci che il mercato non fosse disposto a rinnovare. Tale fondo sarebbe finanziato per 5 miliardi dalla Germania e per il resto dai paesi membri dalla Bce sulla base delle rispettive quote nella banca centrale.

Dopo una settimana di fervidi summit europei, il fulcro dell’economia europea si tira però indietro. La Germania non sembra intenzionata ad aiutare la Grecia. Ecco in breve l’iter degli incontri della speranza

L’11 marzo i leader europei si riuniscono in un vertice straordinario per valutare il piano di riforma greco e dare una risposta forte alla situazione di crisi, ma rimandano ogni decisione al 15 marzo, giorno di riunione dei Ministri delle finanze dell’Eurozona. Anche qui un nulla di fatto, nessuna proposta dettagliata. Al termine della riunione il presidente dei ministri di Eurolandia, Jean-Claude Juncker, dichiara “L’accordo c’è, ma restano ancora alcuni punti tecnici che dovranno essere approfonditi nelle prossime settimane”

La Cancelliera Angela Merkel

Intanto il Presidente della Commissione Barroso e il Commissario per gli Affari Economici e Monetari, Olli Rehn, premono per un chiaro accordo europeo per fronteggiare la crisi greca, necessario per rassicurare i mercati. Barroso ha affermato che la Commissione Europea è pronta a proporre uno strumento di assistenza coordinata per la Grecia tale da non violare la “no-bailout clause”.

Il segnale arriva ed è negativo. La Merkel rompe l’asse della solidarietà GermaniaFrancia e comincia a sorreggere l’ipotesi di un appello greco al FMI. La Grecia non ha bisogno di soldi, questo è quanto emerge dalle dichiarazioni tedesche. La Cancelliera avalla anche l’ipotesi di un Fondo Monetario Europeo, posizione che suscita l’interdizione della Francia che si scatena in una critica della politica commerciale tedesca. La Germania ipotizza anche l’esclusione dall’Eurozona dei membri che violino ripetutamente i vincoli di bilancio, proposta subito criticata da Barroso e da tecnici del settore. La posizione tedesca è in parte giustificata dalle statistiche d’opinione del Paese mitteleuropeo, che vedono al 60% coloro che si oppongono al salvataggio greco e al 40 la percentuale di chi crede che un’uscita dall’Euro gioverebbe all’economia tedesca.

Rituonano le critiche all’Europa a due velocità, quella dei grandi e quella dei piccoli. La gestione della crisi non fa che accentuare il risentimento e la sfiducia tra i vecchi e i nuovi d’Europa in Unione che ha lavorato e lavora per ridurre i divari. (Si veda l’interessante articolo “La guerra dei club”di Ivan Krastev).

Resta il bisogno di aiuto finanziario per la Grecia che ha dichiarato che se durante la riunione del Consiglio europeo del 24-25 marzo non emergerà una risposta chiara ( e sempre meno probabile) alla crisi si rivolgerà all’FMI. Il pellegrinaggio greco per le capitali europee non è servito a molto

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