Archivi categoria: sull'Europa… DÌ LA TUA!

Il nostro blog vuole essere un luogo di scambio, di interazione, di dialogo sull’Europa. E’ per questo che vi invitiamo ad inviarci le vostre riflessioni su quanto accade in Europa. Accettiamo tutto, critiche, lodi, impressioni, dubbi…basta inviare il vostro “prodotto” all’indirizzo

Nuovo sondaggio sul sito dell’Osservatorio!

Il nostro blog si è occupato a più riprese dell’attuale crisi finanziaria e, in particolar modo, delle ripercussioni sui bilanci pubblici all’interno dell’UE. Non solo in Grecia, ma anche in altri paesi si è reso necessario un drastico taglio della spesa pubblica, su cui oggi in Italia si sta ancora discutendo (i rappresentanti degli enti locali sono fortemente contrari ai tagli richiesti dal governo), ma che anche Germania e Gran Bretagna hanno approvato nelle scorse settimane.

Un'immagine degli scontri ad Atene degli scorsi mesi

 

La crisi economica ha prodotto gravi disagi a livello sociale, con un aumento della disoccupazione tra le fasce più deboli della popolazione. Il  piano di austerity messo in atto dai governi europei, da molti commentatori considerato necessario, in questa fase rischia di peggiorare la situazione.

Il gruppo dell’Osservatorio Europeo vuole sapere cosa ne pensiate. Pubblicate i vostri commenti qui e cliccate sul link al nostro sito per rispondere al sondaggio: http://www.dte.uniroma1.it/osservatorio/ .

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UE, Turchia, Israele: quale futuro nei rapporti diplomatici?

L’assalto compiuto il 31 maggio 2010 dalle truppe israeliane ai danni della nave turca Mavi Marmara, diretta a Gaza con un carico di aiuti umanitari per il popolo palestinese, ha avuto conseguenze disastrose nei rapporti diplomatici fra Turchia e Israele e rischia di compromettere definitivamente le relazioni, già a rischio, fra questi due paesi e l’Occidente.

Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano

È vero, infatti, che l’Unione Europea ha avviato già da tempo un rapporto di partenariato con Israele e che con la Turchia sono in corso dal 2005 i negoziati per il suo ingresso nell’UE; negli ultimi mesi, però, i rapporti fra questi due paesi e l’Europa si sono notevolmente raffreddati e la crisi nata dall’assalto israeliano alla nave turca rischia di peggiorare la situazione.

Sono soprattutto i rapporti con la Turchia a preoccupare. Al di là delle critiche all’azione delle truppe israeliane, infatti, non sembra in vista una rottura repentina delle relazioni di Israele con USA e UE: Israele non se lo può permettere, pena il totale isolamento internazionale in un contesto sempre più infuocato come quello mediorientale.

 La situazione è ben diversa, invece, per la Turchia, fedele alleata dell’Occidente per circa mezzo secolo, ma che nell’ultimo decennio ha avviato un riassestamento della sua politica estera, che ha rimesso in discussione il tradizionale filo-occidentalismo kemalista. Il governo Erdogan, al potere dal 2002, da una parte ha fatto richiesta di aderire all’UE (col beneplacito degli USA, per cui una Turchia nell’Unione Europea ne avrebbe rafforzato il rapporto con la NATO); dall’altra, ha approfittato del crollo dell’Unione Sovietica, che ha spalancato le porte all’egemonia turca in Medio Oriente.

Erdogan

Recep Tayyip Erdogan, primo ministro turco

Secondo il ministro della difesa americano, Robert Gates, il rallentamento dei negoziati con l’Unione Europea, dovuto principalmente alle pressioni dell’Europa per il riconoscimento turco della Repubblica di Cipro e ai dubbi di Francia e Germania per la democraticità della Turchia, avrebbe provocato l’abbandono della politica filo-europea e l’accentuazione di quella mediorientale. Secondo alcuni commentatori, invece, come Enzo Bettiza de La Stampa, il governo Erdogan avrebbe semplicemente sfruttato le trattative con l’Unione Europea per indebolire il peso dell’esercito sulla democrazia turca e ottenere così l’autonomia necessaria per accrescere l’influenza di Ankara nell’area mediorientale, anche a costo di compromettere le relazioni con l’Occidente. Erdogan ha, comunque, smentito tutte queste ricostruzioni definendole frutto di una “propaganda malata”.

Al di là delle diverse interpretazioni della sua politica estera, il dato di fatto è che la Turchia si sta progressivamente allontanando dallo schieramento occidentale, per ritagliarsi una posizione più autonoma e riannodare i legami perduti con gli altri paesi islamici. Ne è una prova la recente decisione di votare contro le nuove sanzioni dell’ONU contro l’Iran sulla questione nucleare. Nell’immediato Ankara è destinata a restare fuori dall’UE, e non è detto che sia un male.

Qual’è il potere delle agenzie di rating?

Le agenzie di rating sembrano dettare il corso dell’economia internazionale. Il sistema economico ha delegato a questi soggetti la determinazione del grado di fiducia di Stati e aziende. Le cosiddette tre sorelle – Moody’s, Fitch e Standard & Poor’s– detengono il controllo di ben il 96% del mercato, a fronte della dozzina di agenzie esistenti. Le stesse sono ritenute largamente responsabili della recente crisi finanziaria per aver sottostimato il rischio di non pagamento dei debiti da parte di alcuni emittenti di prodotti finanziari ed hanno letteralmente determinato il corso della crisi greca. E’ quindi opportuno analizzare i punti deboli di questi arbitri assoluti del mercato, per cercare di capire dove intervenire per limitarne le inefficienze.

Le parole d’ordine sono due: concorrenza e imparzialità. Il primo problema sta nel fatto che le tre sorelle detengono il controllo assoluto del mercato, un regime di monopolio dove la loro parola diventa legge; il secondo problema è collegato al sistema di finanziamento delle agenzie, che sono rimpinzate dagli stessi giudicati per ottenere il rating.

L’Unione Europea, sulla scia della crisi dei mutui subprime, ha cercato di dare una risposta a questi nodi problematici con il  regolamento 1060/2009 sulle agenzie di rating. Il precedente sistema di autoregolamentazione delle agenzie, basato su codici volontari di buona condotta, è stato sostituito da un sistema di controllo decentralizzato a livello comunitario. Per le agenzie vige l’obbligo di registrazione presso il Cesr -Committee of European Securities Regulators–  ed il controllo sulle loro attività è affidato alle autorità  nazionali di vigilanza (in Italia la Consob), in collaborazione tra di loro e con il Cesr.

Numerose disposizioni puntano ad una maggiore trasparenza dell’attività delle agenzie, ad esempio imponendo la pubblicazione dei modelli, delle metodologie e delle ipotesi di base utilizzate per emettere i rating. Le disposizioni più interessanti sono quelle che mirano a garantire una maggiore imparzialità delle agenzie, in particolare la graduale rotazione degli analisti, la determinazione della retribuzione degli analisti in modo indipendente dal volume del fatturato generato dalle entità valutate, la previsione di almeno un terzo di membri indipendenti nel consiglio di amministrazione, la cui retribuzione non è collegata ai risultati economici dell’agenzia di rating. Nessuna disposizione influisce invece sul tanto criticato sistema di finanziamento delle agenzie, rimanendo quindi intoccato il conflitto di interessi che viene a crearsi tra giudicante e giudicato. Ugualmente nessuna disposizione mira decisivamente a  favorire la concorrenza tra le agenzie esistenti e l’ingresso di nuove agenzie sul mercato.

Un disegno da perfezionare quello europeo e che è stato nuovamente ritoccato settimana scorsa, con un emendamento al regolamento che vuole l’affidamento alla nuova autorità di vigilanza europea – Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati – di poteri esclusivi di controllo sulle agenzie registrate. Nel frattempo girano voci sull’istituzione di un agenzia di rating europea, ma poche le informazioni a riguardo. Che sia questa la soluzione migliore?

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