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La Grecia in bilico: l’ipotesi del FMI si avvicina

Il 5 marzo il parlamento greco, dopo le consultazioni del primo ministro Papandreou con la Commissione europea, la Banca centrale europea e il Fmi, ha approvato il piano di austerità: una correzione di bilancio per 4,8 miliardi di euro, circa 2,5 punti di Pil, che prevede tra l’altro un taglio agli stipendi pubblici del 30%, il congelamento delle pensioni e un aumento delle imposte sui consumi. Con tali misure Atene spera  di riportare il deficit pubblico all’8,7% entro quest’anno e al di sotto del 3% nel 2012, così come previsto dal Patto di Stabilità e Crescita. Secondo il capo del governo di Atene, le misure sono “necessarie per la sopravvivenza del Paese e della sua economia” e la Grecia “ora si aspetta la solidarietà europea”.

Il primo ministro greco George Papandreou

Ma la tanto sperata (e promessa) solidarietà stenta a materializzarsi. Dei dettagli del “piano di salvataggio europeo” parlano solo le agenzie di stampa, nessun documento ufficiale, nessuna dichiarazione “istituzionale” a definirne l’attuazione pratica. Secondo le indiscrezioni della stampa verrebbe creato un fondo di garanzia di 20-25 miliardi che permetterebbe a due banche pubbliche, la KfW tedesca e la Caisse de Dépots francese, di sottoscrivere i titoli greci che il mercato non fosse disposto a rinnovare. Tale fondo sarebbe finanziato per 5 miliardi dalla Germania e per il resto dai paesi membri dalla Bce sulla base delle rispettive quote nella banca centrale.

Dopo una settimana di fervidi summit europei, il fulcro dell’economia europea si tira però indietro. La Germania non sembra intenzionata ad aiutare la Grecia. Ecco in breve l’iter degli incontri della speranza

L’11 marzo i leader europei si riuniscono in un vertice straordinario per valutare il piano di riforma greco e dare una risposta forte alla situazione di crisi, ma rimandano ogni decisione al 15 marzo, giorno di riunione dei Ministri delle finanze dell’Eurozona. Anche qui un nulla di fatto, nessuna proposta dettagliata. Al termine della riunione il presidente dei ministri di Eurolandia, Jean-Claude Juncker, dichiara “L’accordo c’è, ma restano ancora alcuni punti tecnici che dovranno essere approfonditi nelle prossime settimane”

La Cancelliera Angela Merkel

Intanto il Presidente della Commissione Barroso e il Commissario per gli Affari Economici e Monetari, Olli Rehn, premono per un chiaro accordo europeo per fronteggiare la crisi greca, necessario per rassicurare i mercati. Barroso ha affermato che la Commissione Europea è pronta a proporre uno strumento di assistenza coordinata per la Grecia tale da non violare la “no-bailout clause”.

Il segnale arriva ed è negativo. La Merkel rompe l’asse della solidarietà GermaniaFrancia e comincia a sorreggere l’ipotesi di un appello greco al FMI. La Grecia non ha bisogno di soldi, questo è quanto emerge dalle dichiarazioni tedesche. La Cancelliera avalla anche l’ipotesi di un Fondo Monetario Europeo, posizione che suscita l’interdizione della Francia che si scatena in una critica della politica commerciale tedesca. La Germania ipotizza anche l’esclusione dall’Eurozona dei membri che violino ripetutamente i vincoli di bilancio, proposta subito criticata da Barroso e da tecnici del settore. La posizione tedesca è in parte giustificata dalle statistiche d’opinione del Paese mitteleuropeo, che vedono al 60% coloro che si oppongono al salvataggio greco e al 40 la percentuale di chi crede che un’uscita dall’Euro gioverebbe all’economia tedesca.

Rituonano le critiche all’Europa a due velocità, quella dei grandi e quella dei piccoli. La gestione della crisi non fa che accentuare il risentimento e la sfiducia tra i vecchi e i nuovi d’Europa in Unione che ha lavorato e lavora per ridurre i divari. (Si veda l’interessante articolo “La guerra dei club”di Ivan Krastev).

Resta il bisogno di aiuto finanziario per la Grecia che ha dichiarato che se durante la riunione del Consiglio europeo del 24-25 marzo non emergerà una risposta chiara ( e sempre meno probabile) alla crisi si rivolgerà all’FMI. Il pellegrinaggio greco per le capitali europee non è servito a molto

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Il Ceco che guardava ad Est

Stefan Fule, 47 anni, Ceco, commissario designato all'Allargamento, risponde alle domande degli eurodeputati

Štefan Füle, 47enne, diplomatico ceco ed ex Ministro degli Esteri del suo Paese, è il nuovo Commissario per l’Allargamento e la Politica di Vicinato. Per il suo passato dichiaratamente comunista, il neo commissario designato ha suscitato la curiosità dei più. Qualche tempo fa ha affermato che “l’ombra della cortina di ferro che è caduta nel 1989 è scomparsa realmente solo con l’allargamento del 2004”.

L’Allargamento è più di una semplice politica pubblica, va oltre quanto previsto dal portafoglio del Commissario preposto. Ha cambiato il mio Paese, la mia vita, l’intera Europa”. Con queste semplici e dirette parole, durante la propria audizione, il nuovo Commissario rende l’idea dell’impronta politica che caratterizzerà la sua azione nei prossimi anni, affermando inoltre che “non esiste e non dovrà esistere alcuna scorciatoia agli ingressi”. Più che sulla scaletta degli ingressi, Füle sembra concentrarsi sul necessario rispetto dei principi di Copenaghen. Il Commissario sembra inoltre ben conscio della percezione dilagante nei paesi di prossimo ingresso (e non solo) dell’eccessività dei costi dell’accesso all’Unione, da contrastare mediante una maggiore chiarezza sui meccanismi d’ingresso e sui benefici conseguenti. Tra gli obiettivi del 2010 vengono posti l’inserimento dell’Albania e della Bosnia-Erzegovina nella lista dei Paesi i cui cittadini non devono ottenere il visto per l’ingresso nei Paesi dell’UE e l’avvio di un dialogo strutturato con il Kosovo sulla stessa questione

Riguardo i negoziati con la Turchia, il neocommissario “in pectore” esclude la possibilità di una parternship privilegiata e si propone di lavorare fortemente per l’ingresso del paese, vedendo nei negoziati d’accesso un momento per risolvere le questioni sul tavolo. Sottolinea l’importanza strategica del Paese, soprattutto nel settore energetico ed esclude sconti al raggiungimento dei criteri per l’ingresso.

Riguardo la Politica di Vicinato, Füle ha dichiarato che essa “ci fornisce un approccio coerente che assicura che l’intera Europa sia chiamata ad approfondire le relazioni con l’intero vicinato e che ancora ci permette di adeguare la sostanza di queste relazioni alle caratteristiche di ogni singolo Paese”

La Georgia è invece la protagonista delle questioni poste riguardo l’East Parternship. Il Commissario ha definito il Paese caucasico come un “test case” per l’Europa ed ha assicurato il suo impegno nella stabilizzazione della situazione regionale e nella difesa dell’integrità del Paese.

Il turno del nuovo “Colbert”

Olli Rehn risponde alle domande della Commissione parlamentare per gli Affari economici e monetari

Primo giorno di “esame” per i nuovi commissari europei veramente ricco. A concludere i nostri report sul programma di audizioni parlamentari dell’11 gennaio, abbiamo il nuovo commissario (designato) agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, finlandese, classe 1962, grande appassionato di calcio e già commissario europeo nel “gabinetto” Prodi e in quello di Barroso I.

I parlamentari della Commissione per gli Affari economici e monetari hanno riservato al nuovo ministro dell’economia UE una vasta gamma di domande, spaziando dalla strategia EU2020 all’allargamento dell’Eurozona, fino ad affrontare le possibili risposte alla crisi greca.

Rehn si è mostrato piuttosto sicuro nel sottolineare l’esigenza di una maggiore cooperazione per uscire dalla crisi economica e per monitorare le finanze degli stati membri. L’obiettivo – secondo il finlandese – rimane quello di «fare ciò che i cittadini si aspettano da noi in questi tempi di crisi: fornire prospettive future per l’occupazione e la prosperità, la crescita e la stabilità».

In tutto ciò, gli strumenti forniti dal Trattato di Lisbona sono – secondo Rehn – idonei a rafforzare il coordinamento delle politiche economiche dei paesi dell’Eurozona e per approfondire la sorveglianza preventiva. E proprio la situazione greca fornirà il primo banco di prova per l’applicazione di tali strumenti.

Stimolato dalle domande dei parlamentari, Rehn si è anche detto convinto della bontà del Patto di Stabilità e crescita, proprio nella direzione di una maggiore solidità del quadro economico e finanziario europeo. Quindi, ha confermato che un’eventuale allargamento della zona Euro vedrà l’ingresso prima dell’Estonia e poi degli altri paesi che ne hanno avanzato la richiesta, sempre secondo il calendario già fissato dalla precedente commissione.

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