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In Grecia è crisi sociale:le colpe del governo e dell’Europa-Germania


Ad Atene si respira un’aria pesante: è la sfiducia nel governo e nelle istituzioni a dominare, un sentimento che sta acquisendo connotati violenti e incontrollabili. Lo sciopero totale indetto contro il piano d’austerità ben ci da il segno di una società in preda al panico, disorientata.

Il piano d’austerità , approvato  mentre per le strade greche impazzava la protesta, ha cancellato le conquiste, vecchie 50 anni, dello Stato sociale: morte la tredicesima, la quattordicesima e le ferie pagate accompagnate da cospicui tagli a pensioni e stipendi pubblici. Si stima che ogni impiegato perderà in media tra il 15% e il 30% del proprio reddito annuo. I più colpiti rimangono i precari, quelli della cosiddetta “Generazione 595 euro”, che non più degni dei già miseri 700 euro al mese, vedono il loro stipendio scendere ancora.

La domanda sorge allora spontanea, per noi e per i greci: di chi la colpa della crisi greca? E quale la soluzione più giusta?

Le colpe del precedente governo sono ormai note e legate all’irresponsabilità della classe politica, uno scenario comune nel sud Europa: contraffazione dei conti pubblici, aumento esponenziale della spesa pubblica in fase pre-elettorale, mancanza di una strategia economica di lungo periodo volta a sanare i problemi strutturali dell’economia, scandali che vedono coinvolta la classe politica nell’utilizzo poco trasparente di soldi pubblici. E’ anche questo che esaspera i greci, la consapevolezza  che i soliti fortunati abbiano usufruito del denaro pubblico e che ora sia la povera gente a pagarne il prezzo.

E l’Europa dove ha sbagliato? Il premio ottenuto dalla Germania per l’attivazione del meccanismo di salvataggio è la convocazione del vertice straordinario dei Capi di Stato per ridisegnare in modo restrittivo le condizioni fiscali per l’appartenenza all’Uem (la stessa Germania che nel 2005 aveva premuto per l’allentamento dei parametri del Patto di Stabilità e Crescita). Ma è davvero questo quello di cui l’Europa ha bisogno?

Noi “comprendiamo”perfettamente le paure tedesche dovute alla ripercussioni sulle elezioni di oggi in Nordreno-Vestfalia della concessione dell’aiuto ai Greci, da compensare con la promessa di una maggiore rigidità fiscale.Vogliamo anche comprendere la necessità per la Germania di mantenere un euro forte (il cui valore è sceso velocemente in questi giorni), che sostenga il modello economico tedesco basato sulle esportazioni, infischiandosene delle condizioni strutturali di Paesi come la Grecia che al contrario vivono di importazioni. Quello che ci si domanda è allora:

Che senso ha un’Uem dove è il Paese più forte a dettare la politica monetaria?

Che senso ha un’Unione economica e monetaria dove ogni Paese può gelosamente perseguire la politica fiscale che preferisce, senza preoccuparsi delle ripercussioni sugli altri Paesi? E dove il potere d’acquisto dell’Euro cambia sensibilmente da Paese a Paese seguendo una pericolosa frattura Nord-Sud?

E quale il significato del termine “Crescita” del Patto di Stabilità, che prevede idefiniti ed inefficaci strumenti per il suo conseguimento?

La crisi greca ci ha mostrato un Europa ancora divisa dagli interessi nazionali. Il comportamento schizofrenico dell’Unione in questo frangente -ricordiamo che l’attivazione del salvataggio è seguita alle pressioni di Obama sulla Merkel- ci mostra ancora la mancanza di un centro decisionale unico. Si è forse evitata la crisi dell’Euro ma possiamo dire lo stesso riguardo il processo d’integrazione?

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