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Europa-Rosarno sola andata

una foto della fabbrica abbandonata di Rosarno dove gli immigrati vivevano - fonte: Sky.it

«Rosarno non ha più bisogno di extracomunitari. Dal 2007 l’Europa assegna contributi all’agricoltura non sulla base del raccolto ma dell’estensione del terreno, si paga a ettari e non a chili, quindi non conviene più raccogliere le arance. Finora l’economia della piana di Gioia Tauro si è retta quasi esclusivamente sulle truffe e sulle stime gonfiate di produzione. Sono truffe alla comunità europea. Il lavoro che un tempo facevano i contadini della Calabria è passato poi nelle mani degli extracomunitari, il problema è che essi hanno reagito ai soprusi della ‘Ndrangheta mentre i contadini per decenni hanno piegato la testa».

Con queste parole, tratte dall’intervista realizzata da Luca Di Garbo per Sky.it, Antonio Nicaso, uno dei massimi studiosi del fenomeno mafioso e criminale italiano (e autore, insieme al Procuratore Aggiunto presso la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, del libro “Fratelli di sangue, Storie, boss e affari della ‘Ndrangheta, la mafia più potente del mondo”), ha ricostruito il legame tra criminalità organizzata e sfruttamento dell’immigrazione, che secondo diverse fonti, starebbe dietro ai fatti di Rosarno.

Colpisce, nelle dichiarazioni di Nicaso, il riferimento alle frodi ai danni della Comunità europea. Segno inequivocabile non soltanto della necessità di un controllo maggiore sulla gestione dei fondi comunitari, ma anche dell’urgenza di un approccio europeo al fenomeno migratorio e di politiche ben più adeguate di quelle attuali, nei confronti della sfida che l’integrazione pone al nostro Paese e all’Europa intera.

P.S. L’intervista merita, anche per l’allarme che lancia sul possibile (e probabile) uso criminale dei fondi statali destinati ad opere quali il ponte sullo stretto o l’Expo2015 di Milano. Ma anche per la segnalazione di sicure infiltrazioni della ‘Ndrangheta nel territorio laziale (la cittadina di Fondi, nel basso Lazio, più volte citata nell’intervista, non è poi troppo lontana dalla Capitale!).

Lewandowski: dall’altra parte della barricata

Janusz Lewandowski ascolta le domande dei parlamentari UE

E alla fine Janusz si trovò dall’altra parte della barricata! Riconosciuto come uno dei più indicati a ricoprire il ruolo di neo commissario al Bilancio e alla programmazione finanziaria, Lewandowski è una delle personalità della nuova Commissione Barroso che provengono dalle fila parlamentari (l’economista polacco ha ricoperto, tra l’altro, l’incarico di presidente della Commissione parlamentare al Bilancio dal 2004). Consulente economico del movimento di Solidarnosc, negli anni ’80, autore del programma di privatizzazioni che la Polonia ha affrontato all’indomani della caduta del Muro di Berlino, fautore del processo di ingresso del proprio paese nell’Unione Europea, Lewandowski sembra il candidato naturale all’incarico che Barroso gli ha affidato per il prossimo quinquennio.

Tutto ciò, però, non gli ha risparmiato affatto il fuoco “amico” delle domande che, nelle tre ore a disposizione, la Commissione parlamentare gli ha rivolto, per scoprire le sue prime mosse nella nuova veste di commissario UE.

L’economista polacco ha da subito affrontato lo spinoso tema dei fondi a disposizione per il prossimo bilancio UE, dicendosi contrario all’ipotesi di una tassa pan-europea, per la quale «l’Europa non è ancora pronta» (aspetto questo, che ha lasciato dubbioso più di un parlamentare). Più possibilista, invece, di fronte alla prospettiva di una sorta di Tobin Tax sulle transazioni finanziarie.

Tre invece le priorità, che dovranno caratterizzare il prossimo Bilancio comunitario:

  • Cambiamenti climatici
  • Competizione
  • Sviluppo economico delle regioni più povere

Proprio in riferimento all’ultimo punto, Lewandowski ha anche affrontato lo spinoso nodo della cattiva gestione dei fondi comunitari, dicendosi disposto a fare della lotta alla cattiva amministrazione uno dei suoi cavalli di battaglia.

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