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Allargamento: avanti con riserva

La seduta plenaria del Parlamento europeo, conclusasi l’11 febbraio scorso, ha affrontato, tra le varie tematiche, anche il nodo allargamento, discutendo (e poi votando) le risoluzioni sul processo di adesione di Croazia, ex Repubblica di Macedonia e Turchia.

Con 582 voti favorevoli, 24 contrari e 37 astenuti, il PE ha approvato una risoluzione che valuta positivamente gli sforzi croati per rispettare i criteri di adesione, delineando la fine del 2010 come un possibile termine per l’ingresso del paese nell’Unione Europea. Oltre a sottolineare l’importanza dell’ingresso della Croazia per la stabilizzazione dell’intera area balcanica, la risoluzione ha mostrato un’attenzione particolare alla risoluzione delle controversie legate alla restituzione delle proprietà confiscate durante la Seconda guerra mondiale e sotto il regime comunista, incoraggiando il governo croato a proseguire gli sforzi per una soluzione pacifica della questione.

La risoluzione riguardo la ex Repubblica iugoslava di Macedonia, invece, invita il Consiglio europeo, previsto a marzo, a confermare l’iniziativa della Commissione per l’avvio dei negoziati di adesione «nel prossimo futuro». Il Parlamento, tra l’altro, incoraggia l’ex Repubblica di Macedonia e la Grecia a trovare una soluzione alla disputa sul nome e saluta positivamente l’apertura del nuovo governo greco, attraverso l’iniziativa di proporre il traguardo del 2014 «quale data-obiettivo simbolica e avente valore d’incitamento, per l’adesione dei paesi dei Balcani occidentali all’UE».

Più complicato, invece – come del resto era prevedibile – il discorso relativo alla Turchia. Qui il Parlamento rileva come progressi su concrete riforme siano rimasti piuttosto limitati nel corso del 2009. Esprime anche seria preoccupazione per alcune misure (scioglimento del Partito della società democratica da parte della Corte Costituzionale turca, abrogazione della normativa che limita la giurisdizione dei tribunali militari) e per la mancata attuazione «per il quarto anno consecutivo» delle disposizioni contenute nell’accordo di associazione CE-Turchia. La risoluzione approvata dal PE invita la Turchia a proseguire l’impegno assunto nella pacificazione di Cipro, apprezza i progressi riguardo la questione curda e gli sforzi diplomatici nelle relazioni con la confinante Armenia. Infine esprime soddisfazione riguardo all’accordo intergovernativo sul gasdotto Nabucco «la cui applicazione rimane una delle massime priorità dell’Unione europea in materia di sicurezza energetica».

In pratica, mentre per Croazia e Macedonia il processo di allargamento sembra aver avuto da parte del Parlamento una sorta di via libera, per la Turchia siamo all’ennesimo “nulla di fatto”, che continua a nutrire le preoccupazioni degli analisti e dell’intera comunità internazionale.

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