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Copenhagen… verso un nuovo accordo sul clima? [part2: le posizioni in campo]

grande attesa, dopo le dichiarazioni d'inizio mandato, per il ruolo che assumerà il Presidente USA

Nonostante le ottimistiche parole di Rasmussenn all’apertura dei lavori, “Vogliamo un accordo forte e ambizioso” e l’importante dichiarazione dell’Agenzia Americana per la Protezione dell’Ambiente, “i gas serra sono pericolosi per la salute umana”, subito cala il gelo: la CINA fa sapere che raggiungerà un picco tra il 2030 ed il 2040. Solo dopo comincerà a diminuire le proprie emissioni inquinanti. Il paese si ritiene “in via di sviluppo”  e quindi rifiuta di fissare obiettivi. L’indomani Pechino tiene ancora i riflettori su di sé: rilancia con gli Stati Uniti e chiede al presidente Barack Obama di aumentare l’offerta di tagli alle emissioni inquinanti. In cambio, offre un ruolo “costruttivo” nelle trattative del summit, il cui esito dipende maggiormente da Cina e Usa che, insieme, emettono il 40% del totale dei gas serra. Lo riferisce, in un’intervista alla Reuters, il capo negoziatore cinese al vertice di Copenaghen, Xie Zhenuha. Per Pechino i tagli devono ammontare di almeno il 25-40% entro il 2020.

Anche se tardivamente, MOSCA fa sentire la sua voce: è ‘inutile’ estendere la validita’ del protocollo di Kyoto , è “necessario” un nuovo documento. Lo ha detto a Mosca, commentando il dibattito al summit sul clima, Aleksandr Bedritski, consigliere presidenziale per i problemi del clima. Bedritski ha aggiunto che, a suo avviso, i meccanismi finanziari del protocollo di Kyoto saranno conservati e ha escluso l’intenzione della Russia di vendere all’estero quote di emissione di gas serra.

Dal canto suo l’UE si impegna per 7,2 miliardi di aiuti immediati dal 2010 al 2012 per i Paesi più vulnerabili al clima. In questo modo l’Ue si farà carico di un terzo del fondo “fast start” (avvio rapido) destinato ai aiutare i Paesi più poveri, il cui bisogno è stimato in sette miliardi di euro l’anno, pari a 21 miliardi di euro per i tre anni.

Anche il “popolo del clima” ha fatto sentire la sua voce; un fiume di 30.000 persone, secondo la polizia, 100.000 secondo i manifestanti, ha invaso le vie di Copenaghen. Un corteo allegro e colorato, tra palloncini e panda giganti che soffrono il caldo. Non sono mancati purtroppo gli scontri, anche se rimangono episodi isolati. Sono stati fermati tra i 600 e i 700 manifestanti.

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