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Grecia, Grecia e ancora Grecia

E’ stato firmato due giorni fa l’accordo tra le istituzioni europee e il Governo greco, al termine di una concitata mediazione sul caso che ha tenuto tutti gli interlocutori intorno ad un tavolo fino a tarda notte. Atene dovrà raggiungere il 120% PIL entro il 2020, riducendo i profitti attesi delle banche che avevano investito in obbligazioni. L’accordo permetterà la cancellazione di 107 miliardi di debito, una riduzione del margine dei “greek loan facility” da 200 a 150 punti base e una redistribuzione dei profitti per le attività detenute da Banca Centrale Europea verso i Governi, passando per le Banche centrali nazionali (fonte: Institute of International Finance e Sole 24 Ore).

Oltre l’accordo, sembra che stia vincendo -non senza perdite- la politica europea, dimostrando che il dialogo ai massimi vertici dei Paesi dell’eurozona è ormai realtà concreta, capace di incidere anche pesantemente nella vita dei singoli Stati. Diverse sono state le doléances degli Stati: l’ Olanda, forse memore dei bilanci greci truccati da Goldman Sachs, chiede una presenza permanente della c.d. “troika” (Banca Centrale, Fondo Monetario e UE) come garanzia del rispetto per gli impegni presi, la Lagarde (FMI) annuncia interventi massicci entro Marzo, e ciò potrebbe prefigurare un’ingerenza nella sovranità delle politiche economiche greche.

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Il nuovo dialogo euromediterraneo

L'Unione per il Mediterraneo

Riparte da Roma il dialogo euromediterraneo. Alla luce delle rivolte in Nord Africa e delle nuove prospettive che la politica di prossimità dell’Europa creerà per l’area mediterranea, si sono incontrati “per un brainstorming” 13 Paesi del Nord e del Sud del Mediterraneo. E’ stato riunito il vertice 5+5 e anche il Foromed, con un impegno per il rilancio delle istituzioni democratiche. Il vertice 5+5 avrà cadenza annuale e saranno previsti incontri tra Capi di Stato e di Governo dell’area. Sullo sfondo il grande affresco dell’Unione per il Mediterraneo, al momento un impegno ancora virtuale che affonda le sue origini nel vertice di Barcellona del 1995. Rilanciato nel 2008 dal Presidente Sarkozy, molti studi confermano la carenza di implementazione del progetto, nonostante gli ottimi propositi politici, diplomatici ed economici che questa iniziativa si pone, dal disinquinamento del mediterraneo alla creazione di una banca come di un’università mediterranea.

Come ha sottolineato il Sole 24 Ore, nei confronti dell’Unione prevalgono ancora alcuni pregiudizi dei Paesi del Nord riguardo a quella che potrebbe assumere i tratti di una delle più importanti innovazioni geopolitiche regionali degli ultimi 20 anni. Sono note a tutti le grandi potenzialità di questa iniziativa nel dialogo infrarea riguardo gli idrocarburi e il loro relativo trasporto, nel tessile come nell’agroalimentare. La somiglianza poi del tessuto sociale con quello dei Paesi della sponda Nord del Mediterraneo (Italia, Francia, Spagna, Grecia) renderebbe molto adatto l’insediamento della realtà legata alle PMI europee, che potrebbero specializzarsi geograficamente in accordo con le nuove teorie del commercio. Per i nostri dirimpettai invece si aprirebbero definitivamente le porte principali dell’Europa, quelle del business e del lobbying rappresentato ufficialmente, un importante passo avanti sulla direttrice Sud-Nord, che potrebbe perfino portare a ripensare gli standard sulla politica comune riguardo all’immigrazione che purtroppo ancora latita per le forti divergenze interne all’UE.

Molte resistenze si sono avute riguardo all’implementazione di quelle che i teorici chiamano le non tariff barriers, le barriere non tariffarie, come ostacolo al commercio. Nell’area MED permane una elevata diversità di standard sanitari e fitosanitari nonchè la carenza di un’omogenità relativa a settori cruciali come la proprietà intellettuale che, pur in ambito TRIPS, aumenta la difficoltà nel riconoscersi come partners commerciali. Attualmente abbiamo inoltre le molte difficoltà legate all’instabilità geopolitica dell’area, dovuta ai recenti movimenti. Rimane la questione della Siria, che scuote il mondo arabo tutto, come la transizione politica, su cui ancora non è arrivata la definitiva mediazione dei grandi alleati dei singoli Paesi, come America, Cina, Russia. Venerdì ci sarà un vertice a Tunisi intitolato “amici della Siria”, in cui è prevista la partecipazione russa e cinese, cosa che lascia ben sperare.

Ci auguriamo quindi che le crisi regionali possano risolversi presto, che l’institution building faccia il suo corso nel rispetto di una rinnovata domanda di ascolto delle categorie sociali e che l’UE capisca quanto i nosti dirimpettai saranno nel medio periodo un’occasione importante per la reciproca crescita delle  economie reali.


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