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A. A. A. cercasi leader per l’Unione Europea

Herman Van Rompuy e Catherine Ashton - Europress

Quando a novembre i leader europei decisero di affidare il ruolo di Presidente stabile del Consiglio Europeo al belga Herman Van Rompuy e quello di Alto Rappre-sentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza (PESC) alla britannica Catherine Ashton, le reazioni furono molto negative e lo scetticismo ha dominato a lungo tra i commentatori politici. I giornali europei parlarono di una scelta discutibile che premiava “politici scialbi privi di carisma”, scelti per non porre ostacoli di alcun tipo alle iniziative dei singoli leader nazionali; rischio già paventato, in precedenza, da chi aveva sostenuto le candidature di Tony Blair e di Massimo D’Alema, figure più carismatiche e in grado, forse, di dettare l’agenda politica agli Stati membri.

A distanza di alcuni mesi le pessime aspettative che ci si era prefigurati sembrerebbero essere state confermate. Tutti ricordano la pessima figura fatta dall’Unione Europea al vertice sulla sicurezza nucleare, tenutosi a Washington lo scorso 13 aprile: tra gli invitati, Van Rompuy fu l’unico a doversi accontentare di una semplice stretta di mano da parte di Barack Obama; agli incontri bilaterali sul tema, il presidente americano si intrattenne con Angela Merkel, senza degnare dello stesso trattamento il rappresentante dell’UE, che non godeva (e non gode tuttora) di gran fama internazionale e per giunta ricopriva un incarico dai contorni ancora incerti e confusi.

Herman Van Rompuy - Wikipedia

L’inutilità del suo ruolo è diventata ancora più evidente nelle ultime fasi della crisi greca, quando, per sbloccare definitivamente il piano europeo d’aiuti per la Grecia, il presidente della BCE Trichet e quello dell’FMI Strauss-Kahn si sono recati a Berlino per premere sul governo Merkel e sul Parlamento tedesco affinché accettassero di sostenere il prestito. Nessuno si chiese dove fosse finito l’omino belga perché nessuno si ricordava che esistesse.

Al di là delle battute sarcastiche, un dato è certo: l’Unione Europea deve affrontare uno scenario internazionale sempre più complesso e deve farlo con le molteplici difficoltà causate da un sistema intergovernativo: ogni soluzione è frutto di un difficoltoso processo decisionale, in cui risulta ancora determinante il consenso degli Stati membri principali. La figura del Presidente del Consiglio Europeo è ancora troppo marginale per rappresentare l’UE a livello internazionale e non gode dell’autorità necessaria per coordinare adeguatamente i lavori del Consiglio Europeo: il Trattato di Lisbona è troppo vago in tema perché non specifica in modo adeguato i poteri di cui deve disporre e si limita a precisare che sostituirà l’attuale presidenza a rotazione semestrale. Era opinione comune che questa carica sarebbe stata rimodellata in concreto dall’azione personale dei primi che l’avrebbero ricoperta, se fossero stati in grado di ritagliarsi da soli uno spazio adeguato nell’impianto istituzionale europeo: allo stato attuale, il contributo in merito dell’ex-primo ministro belga è pari a zero (ma si spera di essere prontamente smentiti dalle iniziative future).

A tale problema, in questi primi mesi, si è aggiunta addirittura l’assurda diarchia tra presidenza semestrale (spagnola, affidata al premier spagnolo Zapatero) e presidenza stabile (affidata a Van Rompuy), che rende ancora più confuso l’impianto istituzionale europeo.

È impensabile poter affrontare situazioni molto complesse con un impianto istituzionale così farraginoso e confuso. Dobbiamo augurarci, perciò, che i nostri leader europei se ne accorgano e cerchino di porvi rimedio, prima o poi, se non vogliamo diventare una realtà sempre più marginale sullo scenario internazionale, sempre più dominato dal binomio Usa-Cina. 

Habemus presidentem!

 

curiosa vignetta dell'illustratore Stephane Peray, tratta da Presseurop.eu

La notizia è rimbalzata sui media di mezzo mondo (e tutta Europa) da qualche ora… e noi non potevamo esimerci dal riportarla. L’accordo è stato raggiunto nel tardo pomeriggio: Herman Van Rompuy è il nuovo primo Presidente del Consiglio europeo, mentre sarà una “Mrs PESC”, Catherine Ashton, a guidare la “politica estera” dell’Unione nei prossimi anni.

 

Chi sono costoro? Il primo è attualmente Presidente del Consiglio belga, un passato da economista e da (buon) Ministro del Bilancio del proprio Paese (dal 1993 al 1999), poeta, intellettuale europeista (ma contrario all’ingresso della Turchia nell’Unione). La seconda – che l’ha spuntata, sorprendentemente, sull’italiano Massimo D’Alema – è attualmente Commissario UE al Commercio (ma solo dal “rimpasto” operato da Barroso nel 2008), ha alle spalle una notevole carriera politica, anche se non risulta essere un’esperta di politica estera (cui invece contrappone una notevole competenza rispetto al tema delle diseguaglianze e del welfare).

Non sono mancate le prime polemiche (curioso il commento dell’ex Presidente della Commissione europea ed ex Premier italiano Romano Prodi)… e siamo sicuri che non mancheranno anche nelle prossime settimane.

E voi? Cosa ne pensate?

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