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L’Europa al contrattacco: nuovi limiti agli hedge fund

Dopo la crisi che ha colpito la moneta unica nell’ultimo mese, con un crollo di circa il 15% della sua valutazione rispetto al dollaro, la risposta dell’Unione non si è fatta attendere. Con una decisione che ha suscitato la contrarietà del nuovo governo britannico, i ministri dell’Ecofin hanno deciso infatti di porre seri limiti all’attività degli hedge fund (fondi speculativi) in Europa. Si tratta di una serie di restrizioni e di obblighi che i manager di questi fondi avranno l’obbligo di rispettare per poter ottenere il “passaporto UE”, cioè l’autorizzazione ad operare sul mercato europeo; ad esempio, queste restrizioni colpiscono il “leverage”, cioè il ricorso alla leva del debito: i fondi avranno l’obbligo di rispettare parametri di bilancio molto rigorosi e di limitare il ricorso al debito per finanziare i loro investimenti. Inoltre, le restrizioni sarebbero maggiori per tutti quei fondi di paesi extra-europei che investono sui nostri mercati, compresi i fondi sovrani asiatici e i fondi gestiti da aziende europee ma con sede in paesi terzi (è il caso della maggior parte dei fondi britannici, che costituiscono l’80% dei fondi europei); proprio quest’ultimo provvedimento aveva suscitato la reazione del governo britannico.

La sede della Banca Centrale Europea – Francoforte

Anche se la decisione presa non è ancora definitiva (Consiglio EuropeoParlamento Europeo si pronunceranno entro luglio), la sensazione è che si tratti di una semplice ritorsione dei governi europei contro i presunti responsabili dell’attacco all’euro delle scorse settimane. Al di là delle necessità di maggior trasparenza nei bilanci di questi fondi, auspicabile già da tempo visto che era totalmente inesistente in passato, qualcuno dovrebbe ricordare ai ministri finanziari dell’UE che la caduta dell’euro ha un’origine interna e dipende dalle incertezze (legittime) che i mercati hanno per il futuro economico dell’Europa. La bassa crescita economica e i bilanci pubblici in situazione pietosa non sono invenzioni degli hedge fund, ed è lì, nella debolezza economica dell’Unione Europea, unita alla tradizionale mancanza di coordinamento nelle soluzioni adottate dai singoli paesi, la causa principale della fragilità della moneta unica.

La soluzione, per questo, non sta nel porre sotto un controllo così rigido l’attività degli hedge fund, da cui un Unione Europea più forte e più coesa a livello economico e a livello politico non avrebbe nulla da temere (tanto che gli Usa sono solo marginalmente toccati dal problema, anche se pure il loro debito pubblico comincia ad assumere proporzioni allarmanti). La soluzione sta in un maggior coordinamento delle politiche economiche, finalizzato a un maggior rigore dei bilanci pubblici e al sostegno della crescita economica europea.

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Crescere in Europa:stage, studio, lavoro…(part 9)

Cerchi disperatamente opportunità di formazione ma non riesci a districarti nella giungla cibernetica? Ogni settimana sul nostro blog troverai una selezione di bandi pubblicati da aziende ed istituzioni ed afferenti ai più disparati campi. Buona Fortuna!

STAGE – PARLAMENTO EUROPEO – SCADENZA 15 MAGGIO 2010

Sono partite le selezioni per nuovi stagisti presso il Parlamento Europeo. Due le aree di lavoro: giornalismo e generale.

Alla selezione “generale” possono partecipare laureati che possono dimostrare di avere al proprio attivo un lavoro scritto di una certa consistenza (può essere sufficiente anche una pubblicazione scientifica); uno di questi tirocini, la “Borsa Chris Piening”, potrà essere assegnato a un candidato il cui lavoro sia stato dedicato ad approfondire il tema delle relazioni tra l’Unione europea e gli Stati Uniti.Chi invece fa domanda per il tirocinio nell’area “giornalismo” deve avere qualche pubblicazione nel curriculum oppure essere iscritto all’Ordine dei Giornalisti.

Il tirocinio è retribuito e  durerà 5 mesi, a partire da ottobre 2010. Le domande di ammissione alle selezioni si inviano compilando l’apposito modulo di candidatura on-line. Per maggiori informazioni visitare la pagina

http://www.europarl.europa.eu/parliament/public/staticDisplay.do?id=147&pageRank=2&language=IT

STAGE – MAE CRUI – SCADENZA 5 MAGGIO 2010

Sono 612 i posti per stage offerti dal Ministero degli Affari Esteri presso ambasciate e consolati italiani in tutto il mondo.

Il programma è rivolto ai laureati di primo livello e ai laureati e laureandi di specialistica e di vecchio ordinamento delle 68 Università che aderiscono al programma. Gli stage partiranno il 13 settembre 2010 e dureranno 3 mesi, prorogabili di altri 4. I profili richiesti sono molteplici, dai laureati in scienze umanistiche a quelli in materie scientifiche. la scadenza per la presentazione della domanda è il 5 maggio 2010.

Per tutte le informazioni sul bando e la candidatura sono reperibili all’indirizzo http://tirocini.theprimate.it

CONCORSO – EADI PRIZE

La European Association of Development Research and Training Institutes (EADI) lancia un concorso per premiare l’eccellenza nella ricerca sullo sviluppo. Il premio, pari a circa 1000 euro, verrà assegnato ad un paper di approfondimento sui temi dello sviluppo relativo a qualsiasi campo delle scienze sociali. Possono partecipare al concorso studenti laureati provenienti da uno Stato membro dell’associazione o che stiano seguendo un corso presso un membro istituzionale dell’associazione.

Gli articoli devono essere inviati tramite e-mail in formato word all’indirizzo prize2010@eadi.org e corredati dal curriculum vitae dell’autore.

La giuria deciderà in merito alla premiazione ad ottobre 2010. Sia il lavoro premiato che gli altri contributi meritevoli potranno essere pubblicati sul European Journal of Development Research

Per tutte le informazioni:

European Association of Development Research and Training Institutes
Kaiser-Friedrich-Str. 11, 53113 Bonn, Germany
Tel. +49-228-261 81 01, E-Mail: prize2010@eadi.org
http://www.eadi.org

La pirateria al bando dall’UE (forse….)

Chi di voi non ha mai scaricato una canzone da eMule? Alzi la mano chi non ha mai scaricato un film o l’ultima serie di Lost da Torrent. Il download di file audio-visivi da una rete peer-to-peer sembra un gesto tanto semplice quanto innocuo; peccato che inconsapevolmente possiate rischiare guai seri con la giustizia. La protezione dei diritti d’autore (copyrights), infatti, è ormai  uno dei temi fondamentali da affrontare in un contesto di grande sviluppo del mondo Web. Se Internet, da un lato, è un eccezionale strumento di diffusione dei contenuti (file musicali e audio-visivi di ogni tipo viaggiano da un lato all’altro del pianeta in pochi secondi), dall’altro rappresenta un mezzo efficace per aggirare i diritti d’autore e diffondere gratuitamente le opere altrui. Il tema è complesso e cercheremo di affrontarlo senza pregiudizi.

Uno degli atti più controversi (e più noti) su questo tema è rappresentato dall’istituzione in Francia, agli inizi dell’anno, della Hadopi, un’autorità indipendente che avrà il compito di individuare e punire chi scarica file illegalmente da Internet; la pena prevista, alla terza violazione consecutiva del copyright, è addirittura l’esclusione temporanea dall’accesso a Internet. La creazione dell’Hadopi ha suscitato fin da subito l’interesse dei governi occidentali, nel tentativo costante di arginare il fenomeno della pirateria on-line.  Dal 2008, infatti, sono in corso i negoziati tra Unione Europea e gli altri paesi dell’OCSE per l’Accordo Commerciale Anti-Contraffazione (ACTA), volto a porre un freno ai download illegali. Ma il punto è: si tratta davvero di una “piaga” da arginare a tutti i costi oppure è una questione trascurabile perché il futuro è l’accesso totalmente libero e gratuito a qualsiasi tipo di contenuto?

In realtà la questione è molto più complessa e il dibattito rischia di degenerare e portare a proposte radicali che non risolverebbero affatto il problema. Legalizzare la pirateria, infatti, appare irragionevole come lo sono leggi liberticide come quella francese. Purtroppo, la volontà repressiva dei governi appare evidente e lo stesso andamento dei negoziati ACTA lo dimostra: una risoluzione del Parlamento Europeo, datata 10 marzo 2010, denuncia la mancanza di trasparenza da parte della Commissione Europea sulle trattative in corso e paventa il rischio di misure liberticide (come perquisizioni e confische alla frontiera di supporti digitali come lettori mp3 o simili) che contrastano con la legislazione europea sui diritti individuali. All’Hadopi, in un primo momento, era stato addirittura conferito il potere di interdire con effetto immediato l’accesso sul Web ai trasgressori del copyright: solo le proteste del Parlamento europeo, che ha definito l’accesso a Internet un diritto fondamentale che può essere revocato solo dopo un regolare processo, hanno limitato la portata del provvedimento, spingendo la Corte costituzionale francese a bocciare la legge istitutiva; successivamente, la legge è stata riproposta, garantendo, però, il diritto a un regolare processo prima di ricevere la sanzione.

Qual è dunque la soluzione? La soluzione, probabilmente, sta nello sviluppo delle nuove tecnologie, che nel cinema stanno riscuotendo enorme successo sia di pubblico, sia nella lotta alla pirateria (i film in 3D, come Avatar”, incentivano lo spettatore a recarsi al cinema per godere appieno della qualità delle immagini). Un’alternativa può essere lo sviluppo di siti per il download legale e a prezzi contenuti (la SIAE in Italia ha proposto la creazione del sito “Legal Bay”, in chiara contrapposizione a “Pirate Bay”).

Bisogna, invece, evitare le campagne persecutorie oggi in vigore, perché sono decisamente eccessive e inutili:  negli Stati Uniti, per fare un esempio, nel 2009 una madre single è stata condannata a pagare 1,9 milioni di dollari per aver scaricato 24 brani di musica su Kazaa. Senza contare che una legge troppo repressiva lederebbe solo i diritti individuali, senza preservare la proprietà intellettuale.

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