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Rosarno-Bruxelles, andata e ritorno…

In occasione dei recenti fatti di Rosarno, la confederazione sindacale europea (ETUC-CES) e quella internazionale, per mano dei loro leader John Monks e Guy Ryder, hanno scritto al presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi una lettera di protesta per denunciare le pessime condizioni di lavoro e le discriminazioni a cui i lavoratori migranti sono soggetti in Italia.
Dietro le azioni di violenza indiscriminata – denunciano – si nascondono altre piaghe che il Governo Italiano deve arginare, come il caporalato, lo sfruttamento di immigrati regolari e non, le pessime condizioni di vita in cui i migranti sono costretti a vivere per sottrarsi al clima generale di intolleranza.
Tra le analisi citate dalle due confederazioni, quella dell’organizzazione Human Rights Watch, secondo la quale i responsabili delle violenze anti-immigrati a Rosarno non sarebbero stati perseguiti a dovere dalle forze dell’ordine, mentre gli immigrati colpevoli delle devastazioni precedenti sarebbero stati tutti già processati e condannati. Una evidente disparità di trattamento che si scontra con gli ideali di libertà e uguaglianza di ogni società democratica.

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Europa-Rosarno sola andata

una foto della fabbrica abbandonata di Rosarno dove gli immigrati vivevano - fonte: Sky.it

«Rosarno non ha più bisogno di extracomunitari. Dal 2007 l’Europa assegna contributi all’agricoltura non sulla base del raccolto ma dell’estensione del terreno, si paga a ettari e non a chili, quindi non conviene più raccogliere le arance. Finora l’economia della piana di Gioia Tauro si è retta quasi esclusivamente sulle truffe e sulle stime gonfiate di produzione. Sono truffe alla comunità europea. Il lavoro che un tempo facevano i contadini della Calabria è passato poi nelle mani degli extracomunitari, il problema è che essi hanno reagito ai soprusi della ‘Ndrangheta mentre i contadini per decenni hanno piegato la testa».

Con queste parole, tratte dall’intervista realizzata da Luca Di Garbo per Sky.it, Antonio Nicaso, uno dei massimi studiosi del fenomeno mafioso e criminale italiano (e autore, insieme al Procuratore Aggiunto presso la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, del libro “Fratelli di sangue, Storie, boss e affari della ‘Ndrangheta, la mafia più potente del mondo”), ha ricostruito il legame tra criminalità organizzata e sfruttamento dell’immigrazione, che secondo diverse fonti, starebbe dietro ai fatti di Rosarno.

Colpisce, nelle dichiarazioni di Nicaso, il riferimento alle frodi ai danni della Comunità europea. Segno inequivocabile non soltanto della necessità di un controllo maggiore sulla gestione dei fondi comunitari, ma anche dell’urgenza di un approccio europeo al fenomeno migratorio e di politiche ben più adeguate di quelle attuali, nei confronti della sfida che l’integrazione pone al nostro Paese e all’Europa intera.

P.S. L’intervista merita, anche per l’allarme che lancia sul possibile (e probabile) uso criminale dei fondi statali destinati ad opere quali il ponte sullo stretto o l’Expo2015 di Milano. Ma anche per la segnalazione di sicure infiltrazioni della ‘Ndrangheta nel territorio laziale (la cittadina di Fondi, nel basso Lazio, più volte citata nell’intervista, non è poi troppo lontana dalla Capitale!).

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